Scarpe senza pelle e Moda Vegana

Scarpe senza pelle e Moda Vegana

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Scarpe senza pelle, Giubbotti senza Piume, Maglioni senza lana. Sono sempre di più le aziende nel mondo della moda che offrono Scarpe vegane, Accessori senza componenti animali, Prodotti di bellezza non testati su cavie e conigli, Abbigliamento animal-free etc.

Ma vediamo di capire cosa rende un materiale adatto o meno al guardaroba di un vegano, approfondendo alcuni aspetti e partiche di prodotto, a volte nascosti.

Partiamo forse dalla materia prima non vegana per eccellenza: la Pelliccia

Visoni, Procioni, Volpi e molti altri animali da pelliccia vengono allevati in gabbie piccolissime con il solo scopo di essere uccisi per il loro manto.  Molti paesi e big della moda come Gucci, Armani, Hugo Boss e altri hanno già bandito l’utilizzo di pellicce per il trattamento terribile riservato agli animali.

Il documentario Klatki approfondisce il tema degli allevamenti di animali da pelliccia in Europa.

Pelle

La pelle, seppur elogiata dai più come materia prima naturale, deriva da pratiche che causano inquinamento, zone morte degli Oceani, sofferenza e sfruttamento degli animali. Acquistando prodotti in pelle si finanziano direttamente i macelli in quanto la pelle è il co-prodotto economicamente più importante dell’industria della carne.  Il processo di concia delle pelli, insieme all’allevamento dei bovini hanno un grosso impatto sul Pianeta, e la faccenda è molto più grave nei paesi in via di sviluppo dove queste pratiche non sono regolamentate.

Lana 

In molti sono convinti che la tosatura faccia bene alle pecore e si stupisciono, quindi, che la lana non sia considerata vegan. Quello che non sanno è che, spesso, questo processo avviene meccanicamente o a ritmi che non permettono l’adeguata attenzione e cura degli animali, che vengono spesso dolorosamente feriti durante la tosatura. Essi subiscono mutilazioni come il taglio della coda e la castrazione senza anestesia e in Australia, produttrice del 50% della Lana Merinos a livello mondiale, gli agnellini a due settimane di vita subiscono il Mulesing,

pratica che consiste nello strappare grossi pezzi di pelle della zona perianale delle pecore, ovviamente il tutto senza anestesia, sutura e terapia antibiotica.
Questa procedura serve a evitare che le mosche depositino depositarvi larve sugli animali e rovinino la lana.

Le pecore, vengono mantenute in vita finchè produttive, poi spedite al macello. Non esiste produzione di lana senza uccisione di animali.

 

 

Piume

Le piume vengono tolte agli animali ogni 2-3 mesi con pratiche che fanno venire letteralmente la pelle d’oca.

Per chi avesse dubbi sulla natura del processo, qui di seguito troverete un video esemplificativo di come vengono strappate le piume destinate all’industria della moda.

Alcune aziende prendono le distanze da queste pratiche, dichiarando di non utilizzare piume provenienti da animali spennati vivi. Il fatto è che è molto difficile tracciare la provenienza delle piume fino ad arrivare al fornitore.

Quando la qualità delle piume inizia a diminuire le oche vengono mandate al macello oppure, in alcuni allevamenti, vengono destinate alla produzione del foie gras (fegato grasso) dove verranno sottoposte al gavage. Si tratta di un’alimentazione forzata che dura diverse settimane, essa avviene tramite un tubo metallico infilato nell’esofago delle oche, con lo scopo di farne ingrossare e ammalare il fegato, per produrre, una volta uccise, il paté di foie gras.

Questi animali, che in natura vivrebbero 10-15 anni, vivono la loro breve vita in condizioni misere all’interno di gabbie sovraffollate e sporche, senza mai vedere la luce del sole, per soddisfare la richiesta di piumini, cuscini, giacche a vento, coperte (etc.) e patè di fegato.

Seta

Il nostro paese è uno dei maggiori importatori della materia prima in quanto centro di eccellenza per la lavorazione ed il confezionamento di prodotti finiti.

Ma cosa si nasconde dietro questo materiale? E soprattutto, perchè non si può annoverare tra i prodotti vegani?

La seta è un fibra tessile che si ricava dai bozzoli di un insetto chiamato baco da seta (Bombyx mori), il quale per ultimare la sua metamorfosi da bruco a farfalla crea, con la sua bava, una bozzolo intorno a sè. In circa tre giorni il bozzolo è concluso e, prima che la metamorfosi sia completata (e che quindi la farfalla rompa il bozzolo per uscire), i bozzoli con i bachi da seta all’interno (crisalidi) vengono raccolti.

I bachi vengono stufati in forno o bolliti vivi per essere separati dal loro bozzolo così che possa essere lavorato per ottenere la seta. La quantità di seta prodotta da ogni bozzolo è molto scarsa. Si stima che ad ogni chilo di seta corrispondano circa 5500 bozzoli.

La farfalla, se non avviene la stufatura che uccide la crisalide, buca il bozzolo, rendendone difficile l’utilizzo per la lavorazione della seta, e provvede alla deposizione delle uova(da 300 a 500) nei restanti 10 giorni di vita.

Molte persone pensano che gli animali siano a nostra disposizione per essere sfruttati e adoperati secondo le nostre regole. Ma chi è che decide?

La scelta per un’alternativa che rifiuta la crudeltà nei confroni degli animali c’è, questo perchè sempre più persone desiderano acquistare prodotti realizzati senza sfruttamento, in linea con i propri valori e ideali.

Ognuno può fare la differenza e tu, cosa scegli?

Veronica🌻

 


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